Ciao sono Elisa, giovane – forse non più troppo giovane – architetto pianificatore, dottoranda e mamma di Cesare. Un biondino dagli occhioni azzurri che, a primo sguardo, sembra l’incrocio tra un angioletto ed uno svedese, ma al primo, appunto. In realtà è una piccola peste!
Simpatico, curioso e vivace: ma forse questi sono gli aggettivi della mamma innamorata; ovviamente non credo siano quelli attribuitagli dai genitori dei poveri bambini finiti sotto le sue grinfie.
Comunque torniamo a noi. Poiché nessuno nasce imparato e non ci si può improvvisare genitori, ho iniziato a leggere molti libri sul tema dell’educare. L’ultimo libro che ho letto di Daniele Novara, pedagogista e formatore, ormai divenuto il mio mentore e amico immaginario, mi ha riportato alla mente il motivo per il quale ho scelto il mio lavoro. Voi direte: cosa lega un pedagogista formatore ad un architetto?!? Cercando la ‘formula magica’ tra le righe del suo libro e leggendo come fare a gestire i conflitti con i più piccoli, a partire dal biondino, scopro che il mio nuovo mentore ha collaborato con F. Tonucci alla “Città dei bambini”. Molti di voi si chiederanno – ancora – cosa c’entri questo con il mio lavoro… Ebbene, proprio Tonucci ha scritto “La città dei bambini”. Lessi questo libro per preparare un esame e ne rimasi colpita: progettare città sostenibili a misura di bambino…; anche se non avevo scoperto l’acqua calda, come si dice qui in Toscana. Loro ne parlavano e ne teorizzavano da inizio anni ’90, ed è proprio grazie a questo movimento di pensiero che decisi di volermi specializzare nell’organizzazione di processi partecipativi ed in laboratori di progettazione partecipata con i bambini.
Son passati gli anni, mi sono laureata, sono diventata mamma e ancora niente o poco è cambiato: ancora non si pianifica a misura di bambino. Ma non ho cambiato idea; sono sempre qua, più agguerrita che mai – perché adesso ho anche una consapevolezza da mamma – nel voler da voce e promuovere ogni forma di cittadinanza attiva che riguardi i più piccoli ed il loro punto di vista.

Elisa Caruso